Succede

Succede che alcuni incontri che si fanno nella blogosfera sono più importanti di altri. Succede che grazie a questi incontri altre cose succedano al di fuori di essa. Succede che si fanno altri incontri, e con l’affettuosa spinta di questi, si incontrino persone e parole che senza questo aiuto non si sarebbero mai incontrati. E’ successo così che parole mie si sono incontrate con la musica di Fabio Turchetti, cantautore cremonese, che con il supporto del chitarrista Aldo Pini, ha voluto farmi questo regalo.

A memoria

E’ ancora una bozza, dice lui, una prima stesura, fatta in amicizia e senza troppi fronzoli, ma l’emozione della prima volta, per me, non ha bisogno di affinamenti per esprimersi. Ancora una volta non so far altro che finire un mio post con un Grazie!

Pietre dell’anima

lasciami andare ti lascio andare e ti lasci andare così ti lascio a vagare quieta fra i rovi e le siepi senza un graffio né un torto né un sorriso in ogni possibile andare ti lascio a vagare fra sentieri esausti di passi ignari e colonne strette a conforto superstiti sul bordo del profondo a corona dello specchio regale e solo fra scale stringate e tortuose di mattoni intrecciati e pilastri bianchissimi di noia a guardarmi intorno riprendo ad andare riprendo mi stacco da te dal sentiero più breve e da me ti allontani per poco e ritorni e le pietre mi parlano dei tuoi passi lievi lasciano intendere storie passate di qua rincorse da storie future da dire ancora vite di dei e di uomini soli come dei e nello specchio una speranza e un desiderio d’infinito raccontano scene trascorse sul ciglio del sentiero che curva digradando alla pineta sfiorando le sale senza cielo e finestre aperte nel cielo dentro i cunicoli più scuri i segni nascosti del passaggio del tempo e degli uomini i passaggi palesi e i segni di potere tra le stanze assolate e bianche di luce quasi divina nell’aria tersa e odore d’acque oramai lontane e disegni di sapienza e capriccio umano così umano mi lascio seguire dal vento che accompagna l’immobile incedere del tempo infinitesimale passo di una vita divisa tra potere ritroso e intimità raggiunta così sospinta al limite dal vento che ti incoraggia e ti accarezza morbido come le mura di siepi le mura di rovi di fortune passate e ti porta alla soglia del centro un attimo prima del centro un’isola per me solo mi lasci senza un graffio né un sorriso aggrappata alle pietre riarse ti lasci andare e ti lascio e non soffri quando il distacco da te è un soffio di vento fresco tra le dita e poi ritorni sì ogni volta a guardarti ritorno come una volta la prima volta che ti ho portata qui anima mia

nella testa e nelle orecchie: “Close cover” di Wim Mertens
negli occhi e nel cuore:
Villa Adriana, Tivoli