4 passi

È da un po’ ormai che mi mancano le parole, per dire quasi tutto, ma di questo fine settimana appena passato volevo almeno dire grazie.
All’aria di mare che mi ricorda da dove vengo, e dove probabilmente andrò a finire, prima o poi.
Ai gatti, che sanno esattamente qual è il senso, in tutti i sensi.
Alla meditazione rimandata, che tanto quello che conta è essere presenti a se stessi.
Ai soffitti alti che accolgono più a lungo l’aroma delle parole.
Alle polpette che ridono.
A quei quattro passi nel vento che chiamano altri passi.
Presto.

Parole per strada

E c’erano anche le parole non scritte o non ancora.
Quelle tortuose e intimorite dell’autostrada FI-BO e quelle tortuose, sì, ma rilassate, della statale Abetone-Brennero, confuse con quelle contrariate, che su quella statale ci stavano solo per errore.
C’erano le parole raggomitolate in abbracci di mezza mattina, in attesa di una nuova partenza.
E quelle ancora senza consuetudine, intermittenti, ma sempre divertite e disponibili del viaggio fino in Svizzera.
E quelle sorprendenti di una poliziotta alla frontiera, in cerca di pane per il salame e non di bagagli da ispezionare.
Ma c’erano anche quelle agitate e felici dell’arrivo, insieme a quelle bloccate in gola dall’emozione e dalla stanchezza.
Le parole delle piante trapiantate dal Mantovano a far crescere un giardino sempre aperto ed accogliente.
E poi parole a spasso per Mendrisio e parole sedute al tavolo di un bar. Parole carissime, queste.
A cena le parole corrucciate di una fonduta attesa invano e le parole di ripiego sulla pasta multiforme.
E quelle assonnate del dopocena, svogliate ma stoiche a finir di preparare.
Di notte parole sognate, al mattino già sparite.
Ma poi parole a colazione, parole sui tornanti e parole sui palloncini mancanti.
E c’erano parole già arrivate in largo anticipo e quelle invece in bel ritardo e tutte comunque contente di esserci.
E parole indaffarate ad apparecchiare i tavolini, per un po’ sospese ai sorrisi e poi sbriciolate sulla tavola imbandita.
E c’erano le parole che Colombina scambia ancora col marito, riflesso in ogni albero del bosco.
E quelle impertinenti di un ditino di bambina che colorava il naso a tutti, ma lasciava scegliere il colore.
C’erano parole accompagnate al vino ed altre da quel vino un po’ nascoste.
C’erano parole tutte accoccolate sul prato, a scartare il regalo del sole, inaspettato e gradito, ed altre rimaste all’ombra di un albero e di un cane paziente.
E tutte, stanche di scritture, ad ascoltare quelle ammalianti di una fiaba a voce alta.
E c’erano poi, e son sempre lì, sotto le cortecce e dentro i rami, le parole che gli alberi si dicono alla sera, quando il bosco si è svuotato e anche Colombina lo saluta e torna a casa.
C’erano insomma parole non scritte ed altre ancora non dette, insufficienti ancora per dire di tutte le altre che c’erano.
Parole che volevano restare libere ed ora saranno fissate in qualche pagina.
Altre che sembravano voler restare prigioniere ed ora invece sono tornate a correre, per strada.

(la foto è sua, lo scrittore nel bosco è lui, parole boschive si trovano anche qui, qui e qui)

Mostre e mostri

Week-end culturale a Torino, tra un pranzo di Pasqua con zii e cugini e un aperitivo sotto i portici di Via Po, tra una passeggiata per  Via Roma e un gelato da Fiorio, tra Piazza Vittorio e Piazza Castello…

… il Museo del Cinema, nella Mole Antonelliana, ludico e nostalgico, filologico e vertiginoso…

Gli Impressionisti e la neve, nel Parco del Valentino, vale il biglietto anche solo per "Notte bianca" di Eduard Munch…

Il Male – Esercizi di pittura crudele, Palazzina di caccia di Stupinigi, non solo pittura in un viaggio allucinato nel "lato oscuro" (ma non troppo)…

A Sermide!

La sveglia mi trova già sveglio. La stanchezza per il lavoro della notte pare essere sovrastata dalla tensione della partenza. Scendo dal letto, preparo con calma lo zaino e in un’ora sono fuori. Fino alla stazione sono solo dieci minuti di motorino. L’Intercity ha 20 minuti di ritardo, che diventano 30 appena mi avvicino al tabellone delle Partenze.
Maremma m…! L’origano! Grazie al ritardo del treno, e al mio anticipo, faccio in tempo a tornare a casa. Riesco pure a fare colazione.
Non ci metto molto a capire che sarà un fine settimana da ricordare. La giornata è bella, e fredda. Leggo il giornale senza addormentarmi, buon segno.
La pianura innevata non l’avevo mai vista, è uno spettacolo nuovo, per me. Sembra che tutto concorra a rendere piacevole il viaggio.
Ma a rompere questa armonia la scoperta che nella la mia carrozza non funziona l’impianto elettrico. Porte bloccate, niente riscaldamento, niente luce. Un peso morto, più che un vagone. Impossibile finire il giornale, tra il buio delle gallerie (e sono tante) e le mani gelate.
A Ferrara, com’era prevedibile, perdo la coincidenza. Fa più freddo, ma si sopporta meglio. Giro di chiamate, la cosa più semplice è aspettare il prossimo, dopo un’ora. Rifaccio colazione, rileggo il giornale.  Fino a Sermide è un vociare di studenti sbracati sui sedili a sfogarsi e imprecare.
La giornata si conferma bella, sole e cielo limpido. L’ormai mitico Lino, con l’altro mitico Lino(Alp), vengono a prendermi. Tutti gli altri sono già a tavola, l’ingresso è tra il trionfale e il "Ce l’hai fatta, era ora!". Mi tremano le gambe e il cuore corre.

La sala è spoglia quanto basta per non distrarsi, per concentrarsi sulle persone. Giustamente stanno già mangiando.  Non tutti sono bloggers, e questo è bene. Ci sono amici e amiche, mariti, mogli e figli di bloggers. Ma io non li distinguo ancora.
La prima ad accogliermi è Betta(Flor), più bella e solare di quanto avessi immaginato dalle poche foto viste. Poi Simona(NicDwaRazy), come me un po’ spaesata, che mi aspettavo mora e con i capelli lunghi come la sua bellissima Chiaretta, e invece no.
Automaticamente inizio il giro della tavolata tra sorrisi, saluti, nomi e nick, sapendo che alla fine del giro ne ricorderò solo alcuni. Zena(Col) arriva dalla cucina, dove ha cucinato per un esercito, e l’emozione è forte e l’abbraccio è come tra vecchi amici che si ritrovano. Due parole e le mani che tremano. L’ho sentita per telefono, la sera prima, senza voce, ma ora sembra in gran forma.
Devo proseguire il giro. D’istinto bacio Grazia(Gardenia), che mi intima, letteralmente, di andarla a trovare sul suo blog. Allora continuo i saluti, baciando tutte le altre donne presenti. Gianfranca(ex Faro) e Anna(justannie), che sembrano sorelle, poi Deli la rossa(melusinach) e suo figlio in maniche corte, il marito di Nic e quello di Gardenia, Giovanna(Notimetolose), vulcanica e le amiche di Col, Alberto(cigale), elegante e pacato come la sua compagna, poi ancora Nino(Bad, ora non più ex) e Skipper, il capitano, e quasi in trance commetto la prima gaffe. Dimentico di baciare Morena(dolittle) e lei, e non solo lei, me lo fa notare. Corro a rimediare e incontro da vicino quello sguardo, duro e dolcissimo, distante e complice, riservato e curioso.
Mi siedo a tavola anch’io e mi sento coccolato, e un po’ privilegiato.