Tuta blu.2

Ho fatto un calcolo veloce: la macchina occupa uno spazio più grande di casa mia, un bilocale con angolo cottura e bagno. Andare dal magazzino pallet al magazzino utensili è come andare dal soggiorno alla camera da letto passando da fuori.
Disposta a L, con le postazioni di lavoro e il controllo numerico sull’angolo interno: lunghi tragitti a vuoto per capire cosa fare se c’è un intoppo. Al primo approccio fa impressione, anche a chi conosce già il suo sistema, figuriamoci a chi ne è del tutto ignaro, come me. Avrei dovuto imparare almeno le operazioni fondamentali dopo 5 o 6 volte, ma dopo un mese c’è sempre qualcosa che mi sfugge.
Ha un armadio quattro stagioni per quadro elettrico e il motore dell’impianto di raffreddamento grande come un baule. Utilizza 130 utensili, che una pinza mobile prende e riporta a posto da sola. Come avere in cucina uno scaffale di coltelli grande come una parete. Due navette spostano i pallet dalle stazioni-operatore alla stazione di lavoro scorrendo su binari: un doppio carrello che carica e scarica le portate pronte e quelle da fare, i pezzi grezzi e quelli finiti.
Il cuore della macchina, dove sta il mandrino, durante la lavorazione è chiusa e inondata di liquido refrigerante, miscela di acqua e olio emulsionato, per non bruciare o fondere pezzi e utensili, liquido che mantiene costantemente le mani unte, per cui ogni cosa scivola via se non sei pratico.
È stato come entrare per la prima volta in una casa nuova che si immaginava più accogliente e facile da vivere. Che si rivela ostica, complicata per dispetto, che lascia tranelli ad ogni svista. Piena di blocchi e allarmi, duri da decifrare per chi non sta nella sua logica.
Una macchina che ogni giorno si ferma per un motivo diverso, come una casa che ad ogni riparazione rivela un nuovo guasto. E quando si decide a funzionare bene costringe a manutenzioni continue, perché un nuovo inghippo è in agguato. Una casa che ti pesa mantenere sana, perché non senti come casa tua. Ancora.