Tuta blu

Primo giorno. Contratto di tre mesi, quasi per formalità, poi a tempo indeterminato. La ditta è vicino casa. 10 minuti in macchina. Officina meccanica di precisione, macchine a controllo  numerico, torni e frese. Ambiente tranquillo, niente stress da produzione, orari normali, in tutto 6 persone a lavorare, compresi i due fratelli titolari. Si entra alle 8, pausa pranzo, si esce alle 5.
Non so fare niente, ma il capo lo conosco da tempo. Era cliente dei locali dove lavoravo. Appena arrivato mi consegna il vestiario. Tuta, maglietta, felpa, pantaloni, scarpe antinfortunistica.
Non so fare niente, ancora, comincio da zero. Per ora si tratta di caricare i pezzi grezzi di alluminio su una macchina che impiega circa due ore per lavorarli. Scaricare i pezzi lavorati, pulirli e ricominciare. Mentre la macchina lavora c’è tempo per cercare di capirne la programmazione, tempo per guardarsi in giro, per fare conoscenza.
Sono stato interinale, senza certezze e senza  sbocchi. Oggi, dopo solo un giorno, sono a tutti gli effetti una “tuta blu”, con qualche sia pur minima prospettiva, nonostante tutto. Un’altra vita.

(foto: Massimo Ghini in tuta blu nel film su Guido Rossa)

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