Dudù Martini

Arriva trafelato più di mezz’ora prima dell’orario suo. Fa il suo ingresso da star, salutando i presenti con baci volanti e sorrisi smaglianti. Attraversa la sala con incedere da modello e va a parlottare in disparte con la proprietaria. Dicono che faccia la spia. Di sicuro le fa il resoconto della sera prima. Gli errori e i problemi, con i clienti e con i colleghi. Racconta quelle che secondo lui sono le cattiverie degli altri baristi, l’insubordinazione delle ragazze che stanno in sala. Poi si allontana. Sale su agli spogliatoi e ci rimane almeno venti minuti. Si sente da fuori rumore di phon e odore di lacca o schiuma per capelli. Indossa le sue magliette aderenti e lucide e scende a prendere il suo posto dietro al bancone. Non si preoccupa del carico dei frigoriferi e della preparazione del banco, che gli spetterebbe, ma si mostra infastidito se non trova tutto al suo posto. Non è molto amato, e forse ne soffre. Si circonda di amiche, brasiliane come lui, ma è abbastanza evidente che non è interessato a loro. Non sessualmente, almeno.

Il Dudù Martini è una variante brasiliana di quello che di solito viene chiamato Cocktail Martini, ma che in realtà è il Montgomery, inventato da Ernest Hemingway, venti anni dopo, a Cuba, come variante alcolizzata del Martini originale, dove si mantengono i 2/10 di Martini Extra Dry e si miscelano agli 8/10 di gin (il migliore possibile!)
Nel Montgomery si sciacqua il ghiaccio nel mixing glass con il Martini Extra Dry, che poi si butta via (in alternativa si versa nel bicchiere ghiacciato, e dopo si butta via). Si mette il gin e si agita. Pochi secondi e si versa il gin così aromatizzato nella classica coppa cocktail. Si decora con oliva verde e si finisce, a scelta, con twist di scorza di limone.

La prima e ultima volta che gli ho chiesto da bere è stata una delle pochissime sere in cui sono rimasto nel bar, dopo il lavoro. Finito il servizio a pranzo, passo in cucina a preparare l’aperitivo, e di solito vado subito via. Quella volta mi sono trattenuto, insieme agli altri che staccano con me.
– Allora, bimbi, cosa vi do da bere? – dice Dudù, con tono di sfida – Ci devo pensare io a farvi mandar giù bene questi aperitivi così tristi? – indicando i vassoi pieni di stuzzichini che gli ho messo davanti.

La versione di Dudù prevede che ci si dimentichi di preparare le olive verdi sul banco, che ci si metta a chiacchierare di bandane e camicie da discoteca con gli amici, invece di raffreddare il bicchiere, che si confonda la bottiglia di gin con una di vodka e si ricominci da capo, che si stia minuti a rigirare il gin nel ghiaccio in modo che si annacqui per bene, fino a quando non è il cliente allarmato che pensa ad avvertire il barman che forse basta così.

Ha messo in giro la voce che guadagna il doppio di tutti gli altri. E forse è vero. E forse si spiega con il suo ruolo di informatore. Si comporta come se fosse il proprietario e dice di sentirsi solo.
La sua specialità è la scenografia. È stato assunto perché si inventa beveroni coloratissimi e imbevibili, decorati come ballerine di samba, che mandano in visibilio i titolari del locale.
– A me un Cocktail Martini – rispondo con un po’ di cattiveria, per metterlo alla prova con le cose serie e aspetto, con un po’ d’ansia, il momento cruciale.
– E basta! – gli dico, quando vedo che insiste a girare il gin nel ghiaccio.
– Oh, Ciccio, lo so io come si fa il Martini! – facendosi forte dell’appoggio della proprietaria, che guarda la scena seduta davanti alla cassa.
Fa il gesto di porgermi il bicchiere e io lo appoggio sul banco, senza assaggiarlo.
– Questo te lo bevi tu,  alla mia salute – con un gran sorriso vado alla cassa, soddisfatto pago ed esco. Una birra al circolino e poi a casa.

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18 pensieri su “Dudù Martini

  1. Davvero, secondo lavoro? Su dai Dudù è la versione esotica della classica spia che esiste in ogni ambiente di lavoro.
    Nel nostro veniva “utilizzata” da noi colleghi per far rifischiare alla direzione quello che volevamo far sapere, non necessariamente cose reali, anzi…

  2. @ Deli: l’ho raccontato al presente, ma si riferisce a tre anni fa.

    @ nonna, l’essere “spia” serve a completare il profilo di Dudù, l’argomento principale è la sua incapacità reale a fare bene il suo lavoro, da una parte, e la capacità di darla “a bere” dall’altra.
    nulla di nuovo, in realtà, basta trovare i gestori giusti…
    🙂

  3. ti rilancio anche qui: sono convinto che con Audacity o programma di registrazione similare ne verrebbe fuori qualcosa di molto interessante da aggiungersi all’interessante della sola lettura…;-))

  4. Max, ti ho già detto che questo template è una meraviglia? Nooo??!

    Max, brindo alla sobria bellezza del tuo blog e “…a tutte le parole … che arriveranno…”

    fatto.
    🙂

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