Polvere plastica.25

L’agenzia interinale si trova in centro, sui Lungarni, all’interno della Zona a Traffico Limitato. Ci posso arrivare solo in motorino, ma il tragitto non è proprio da buttar via: Piazza Poggi, Santa Croce e poi Gli Uffizi là di fronte, Ponte alle Grazie, Ponte Vecchio, Piazza Pitti, Via Maggio, Ponte di S.Trinita, Palazzo Corsini. Abbastanza per riconciliarsi, ogni volta, con questa città che per altri aspetti riesce spesso a farsi odiare.
Quando si riscuote lo stipendio ci si ricorda di essere dipendenti di agenzia interinale, di come può essere precario il proprio stile di vita, per quanto moderato. E, nonostante tutto, di come può considerarsi fortunato.
Dal 15 in poi di ogni mese ci si mette in coda davanti al banco: quelli che hanno un conto su cui accreditare la somma passano solo per prendere la busta-paga; quelli che non ce l’hanno ritirano anche un assegno, che poi devono andare a cambiare in una banca, non lontano da Piazza Duomo.
Lavoratori di ogni nazionalità, molti extracomunitari, di ogni età, di ogni estrazione sociale. Alcuni che probabilmente attraversano un periodo difficile e non trovano di meglio, cercando di mantenere quella dignità che intorno a loro vedono assottigliarsi.
Altri che, si capisce dai discorsi e dalle lamentele verso l’impiegata, pensano di essere, e magari sono, troppo qualificati per fare quello che fanno, chiedono maggior rispetto e considerazione, mentre firmano un contratto brevissimo, magari di un solo mese, e senza garanzie di continuità.
Altri ancora che festeggiano la firma di quello stesso tipo di contratto, che “garantisce” un altro mese di sopravvivenza.
Qualcuno arriva per la prima volta e viene subito invitato a sedersi a un tavolo, per compilare un modulo di iscrizione che spesso non capisce nemmeno, mentre tra i presenti, tra quelli che già lavorano, si sparge un aria di comprensione con contorno di sguardi d’intesa che vogliono dire varie cose:
– Eccone un altro! – Vieni, vieni! Eh, poi vedi! – Poverino, non sa cosa lo aspetta… – Ma questo proprio qui doveva venire? – e via dicendo.
Gli impiegati sono molto pazienti e disponibili, e non potrebbe essere altrimenti: ogni lavoratore iscritto è evidentemente una potenziale fonte di guadagno per l’agenzia.
Ma l’agenzia, intesa come azienda privata, quindi come società con fini di lucro, non pare esserlo altrettanto.
Alla fine di marzo, per la coincidenza di spese varie (bollette accumulate, assicurazione della macchina, affitto e altro) sono rimasto senza niente.
Ho pensato di poter chiedere un anticipo sullo stipendio e ho chiesto come fare. La prima risposta, estemporanea, dall’impiegata addetta alla ricezione è stata forse la più sincera:
– Che io sappia l’agenzia non dà acconti… Mmh… Ma ti faccio parlare col ragioniere… – il quale, con aria contrita e viso paonazzo, non si sa perché, esordisce dicendo:
– Dovresti scrivere una lettera e inviarla via fax…
– Dovrei? A chi?
– A noi, chiaro…
– A voi a Firenze o a voi a Milano, alla sede centrale? –
– A Milano, certo… Motivando la richiesta dell’acconto.
– Motivando?… Non ho più soldi!… Bene, grazie.
Scrivo la lettera, motivando. Tante spese, finiti i soldi. Mi basterebbero 300 euro, per arrivare al prossimo assegno.
Dopo qualche giorno mi chiamano:
– Dovresti farti fare un resoconto, dal datore di lavoro, delle ore lavorate fino ad oggi. Perché a Milano dicono “L’acconto, sì, ma su che basi?”
– Su che basi? Sulla base di un contratto firmato e rispettato, fino a prova contraria.
– Eh, sì, va bene… e comunque devo sentire la direttrice della filiale. Ma lo sai come sono queste cose.
– No, ma va bene lo stesso.
In fabbrica mi fanno la fotocopia del cartellino timbrato fino a quel giorno, la inviano loro stessi via fax all’agenzia di Firenze che la inoltra a Milano.
– Passa qualche giorno per la risposta, ti chiamiamo noi.
– Ancora qualche giorno, bene – intanto i soldi li ho finiti già da qualche giorno.
Dopo una settimana senza notizie, telefono:
– Ah… Sì, so che è stato accreditato tutto sul tuo conto.
– … Conto? Quale conto? Io non ho un conto!
– Ah… Scusa, allora fammi controllare… Devo verificare… Ti faccio chiamare stasera…
L’indomani mattina:
– Mi dispiace, nulla da fare. Non ti è stato concesso…
– Cosa?! Come no?!… Ma come cazzo ragionate! Ieri sì, oggi no?
Infuriato vado in agenzia. Il ragioniere, dopo avermi fatto aspettare 15 minuti, forse per paura che lo prendessi a schiaffi, si presenta sempre più paonazzo:
– Mi dispiace, mi sono sbagliato, avevo scambiato il tuo caso con un altro…
– Il mio caso…
– Eppure, con la direttrice si era detto… Pareva che… La lettera era scritta bene, motivando…
– Bene. Ma la motivazione del rifiuto?
– Eh, chi lo sa… Non si può sapere…
– Non si può sapere? Per 300 euro di merda? Che fra l’altro sono soldi già miei, che dovrai darmi comunque? E ora come ci arrivo fino al 15? Chiedo un prestito agli amici?… Motivando?…

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