Polvere plastica.22

Per far fronte alle necessità di spazio, che ultimamente comincia a scarseggiare, la ditta ha preso in affitto il capannone adiacente. Delle stesse dimensioni, separato dal nostro solo dalla parete longitudinale.
L’officina meccanica, con deposito di ricambi, che c’era prima, aveva chiuso i battenti diversi mesi fa, lasciando all’interno solo un alto strato di polvere, macchie d’olio sul pavimento e nell’aria l’odore tipico di lubrificante.
Come l’altro capannone, ha l’ingresso della prima parte orientato verso la strada, sul lato corto. Da qui si possono effettuare più agevolmente i carichi e gli scarichi, basta che i tir si accostino per bene al marciapiede.
I camion più piccoli possono entrare in retromarcia attraverso il cancello scorrevole e mettere il portellone posteriore a pochi centimetri dalla porta del capannone.
I due ingressi alla parte più grande sono speculari rispetto a quelli dove lavoriamo noi, si affacciano sullo spazio di pertinenza laterale, all’opposto rispetto al piazzale principale. Lì dietro per ora ci sono solo vecchi pancali, per lo più rotti.
Anche la lunga fila di finestroni si affaccia da quella parte, ovviamente, verso Nord-Est, al contrario di quelli che guardo tutti i giorni, rivolti a Sud-Ovest, che con l’avvicinarsi della primavera restano esposti per più tempo ai raggi del sole, cominciando a riscaldarsi e a scaldare piacevolmente l’aria all’interno fino al pomeriggio inoltrato.
Comincio già, però, a pensare a come potrà essere l’aria qui dentro, quando l’estate sarà al suo apice. Già Abdul e Soltani, che sono entrati qualche mese prima di me, prima dell’estate, mi hanno assicurato che la temperatura sarà alta, nonostante le correnti d’aria, specialmente vicino alle macchine, ma sarà ancora più alta nel reparto delle profilatrici, e potremo dire che, tutto sommato, stiamo bene così.
All’estremità opposta, che a seconda del punto di vista si può considerare il retro o l’ingresso principale, si trova una palazzina di due piani da adibire ad uffici, lasciata vuota dall’azienda precedente. Ho afferrato qualche discorso in cui si profila il trasferimento di alcune mansioni amministrative in questi locali.
Per facilitare il lavoro di tutti è stato deciso di praticare un’apertura nella parete divisoria. Una squadra di muratori ha cominciato a demolire una fetta di muro larga abbastanza da farci passare agevolmente due muletti scarichi o uno ben carico di fianchi da 1,70mm con un bel margine di spazio ai lati.
In altezza la nuova “porta” arriva fino alle travi orizzontali su cui poggia il tetto, il massimo possibile. Questo permette di passare con un’alta pila di “balle” di cartoni per l’imballaggio da ripiegare.
Guarda caso, in questi pochi giorni in cui condividiamo le ore di lavoro con i muratori, il vento che dagli spazi aperti della piana si insinua fra i capannoni, è più sostenuto del solito. Perciò oltre alle ore condividiamo anche la polvere da loro prodotta nella demolizione. L’aria, in alcuni momenti è davvero irrespirabile, peggio di quando certi autotrasportatori lasciano acceso il motore del camion davanti alla porta e il vento porta dentro i gas di scarico.
– Oh! Alloraaa!? O’spegniloo! – è l’urlo che parte all’unisono.
– Eeeh! Polmoni delicati! – è la risposta.
E certo, qui si sta lavorando, mica è da tutti. Ognuno ha i polmoni che si merita.

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Imperfetto

                                irragionevole lingua che
                                rimette d’un fiato veloce
                                un’anima lunga di sere
                                sedute davanti alla vita

                                fin troppo breve rilascio
                                di note acidule e scure
                                sul bordo chiaro del labbro
                                umido ancora d’incerto

                                irragionevole lingua e fiera
                                bestia che scarta di lato
                                rincorre dolcezza e barlumi
                                di senso e parole sfuggite

                                trascìnati pure là fuori
                                pronuncia di veri pensieri
                                e lasciami un tempo di sogno
                                sul margine della bocca