Polvere plastica.18

Da quando Martino è diventato l’unico caporeparto Maurizio ha perso progressivamente le sue prerogative di organizzatore e controllore del lavoro. I suoi rapporti con Martino sono sempre tesi e a vederli da fuori sembrano due ragazzini che si fanno i dispetti a vicenda. Non perdono occasione per lamentarsi l’uno dell’altro in presenza dei titolari. Mentre in loro assenza, quando non litigano, non si rivolgono la parola.
Maurizio si lamenta, con noi operai, della presunta rozzezza dei modi di Martino, della sua presunta inesperienza a dirigere quelle specifiche mansioni che si svolgono nel nostro capannone, della sua presunta stronzaggine nei rapporti con gli operai e della sua presunta smania di apparire efficiente.
Martino rimprovera a Maurizio l’indolenza, la poca voglia di lavorare, il suo “imboscarsi”, le perdite di tempo a cincischiare con gli attrezzi e con il muletto o l’allungare all’inverosimile il tempo necessario a montare un mobile da mandare a una fiera.
Di sicuro Martino è abituato all’organizzazione dell’altra ditta in cui lavora, ma soprattutto è abituato a “tirar via”, a guardare alla quantità, a far uscire, a fine giornata, il maggior numero di pezzi finiti.
Maurizio, fino ad ora, era abituato a fare un po’ di testa sua. Con un modo oscillante fra l’ossequioso e lo sfacciato era sempre riuscito a cavarsela, contando comunque sul fatto che i titolari, a prescindere da tutto, ne apprezzavano la capacità tecnica e quella di non risparmiarsi, al momento opportuno.
Ha sempre avuto un rapporto ambiguo con gli operai, con i quali condivide le sue lamentele su “questa ditta di merda, gli idioti che la dirigono, i materiali scadenti, la mancanza di sicurezza e attrezzature adeguate… ”. Così come con i titolari, con cui è sempre pronto a rimangiarsi tutto e distribuire a destra e a sinistra responsabilità sue.
Da questo punto di vista Martino sembra più coerente: i suoi modi sono rozzi e sbrigativi sempre e con chiunque. E a qualsiasi ora. Infatti scende dal suo alloggio, sopra alle profilatrici, la mattina alle 6 e resta in giro fino alla sera alle 10. Si dà un gran da fare, e a quanto pare c’è un motivo: si dice che prenda una percentuale sulla produzione e questo spiega molte cose.
In questo clima l’aumento di produzione si è accompagnato all’affollamento di operai nel capannone, alle confusioni di competenze, al “chi dirige cosa”, al rincorrersi di colpe e accuse per una scatola rotta o un attrezzo fuori posto, mentre io con fatica cerco di non prendere le parti di nessuno e di dare retta a tutti, con l’unica preoccupazione di arrivare a fine turno senza dover dire troppe volte di sì.

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