Polvere plastica.16

Per un fenomeno che non mi è ancora del tutto chiaro, aver a che fare con questo genere di oggetti in plastica significa anche fare i conti, in un certo senso, con l’elettricità.
Ho chiesto spiegazioni a Renzo, il capomeccanico manutentore. Mi ha risposto che lui è da vent’anni che prende la scossa ed è abituato, ormai. Pare che dipenda dalle caratteristiche intrinseche del materiale di cui ci si serve. Questa plastica, che si surriscalda per fondersi e entrare nei profili, e subito ricomincia a rafreddarsi mentre dai profili esce, si carica di energia elettrostatica.
Questa si accumula, mentre i pezzi, facendoli scorrere gli uni sugli altri, si accatastano sui pancali, che diventano vere e proprie pile, che attirano su di sè la segatura di plastica derivata dal taglio delle seghe annesse alle profilatrici.
Passando per le seghe che rifilano i pezzi, e a causa dello sfregamento di esse sulla plastica, l’energia elettrostatica aumenta ancora, attirando anche la polvere che costantemente viaggia attraverso i capannoni.
Poi i pancali vengono fasciati con cellophane estensibile e portati alla zona della foratura, dove sto io di solito, e se non servono subito si accatastano vicini, a prendere altra polvere. Durante questa operazione, ma anche coi pancali di pezzi già forati, non è raro passarci sbadatamente con il viso troppo vicino ed essere assaliti da uno sbuffo di segatura di plastica che si intrufola ovunque e ricopre la faccia, che funge da calamita.
Quando vado a prenderne uno col transpallet la reazione è come quella che si prova a passare vicino a sei televisori accesi e con gli schermi un po’ impolverati: tutti i peli si rizzano, i capelli iniziano a muoversi provocando un forte formicolìo alla testa e scatenando quel tipico frizzìo. Ma non è tutto.
Nella foratura le punte d’acciaio, sfregando e girando vorticosamente, aggiungono carica, e soffiare via trucioli e polvere con l’aria compressa non vale a ridurre l’effetto, perché  anche i pezzi forati e ordinati sono carichi abbastanza da farmi prendere la scossa se provo a passarci sopra la mano.
Anche la macchina si carica, per conto suo e in tutte le sue parti metalliche, nei giorni in cui è maggiore l’elettricità dell’aria e in generale quando l’aria è più calda. Per questo quando sia avvicina la bella stagione l’effetto aumenta e sono costretto a mettere pezzi di cartone vicino ai pulsanti, dove di solito appoggio le mani. 
Gli spazi tra le punte, il pianale, il pezzo e tutto il resto sono esigui, così diventa una vera arte quella di scansare ogni parte che potrebbe dare la scossa. Chiaramente non sempre ci si riesce e certi giorni è un continuo imprecare e maledire.
Renzo sostiene che certi effetti sono amplificati se sulle mani si hanno tagli o graffi. Io non ho sperimentato ancora la differenza, visto che tagli e graffi sulle mani, per un motivo o per l’altro, ce li ho sempre. Di sicuro ho sperimentato che tra le mie mani e un pancale pieno di pezzi forati, in certe condizioni, ci possono anche essere scintille, se avvicino le dita in modo graduale, quasi titubante, fino a sfiorare la plastica con le dita perpendicolari e separate le une dalle altre.
Una volta avvenuta la scarica, il pezzo diventa innocuo.
Il trucco è, sempre secondo Renzo, ma in questo caso è vero, toccare i pancali prima con una parte del corpo più grande, un braccio, una gamba o la mano intera, per aumentare la massa corporea di contatto e neutralizzare così l’effetto scossa.
A questo punto mi piacerebbe tanto dire che il lavoro in questi frangenti si fa elettrizzante, ma in tutta onestà sono ben altri gli aggettivi che mi passano per la testa.
Ora non so bene se tutte le spiegazioni che mi sono dato di questi fenomeni siano esatte, ma anche queste riflessioni pseudo-scientifiche servono a guardare al lavoro in un modo che consenta di tenere occupata la mente e fare in modo che arrivi più in fretta l’ora di staccare.

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28 pensieri su “Polvere plastica.16

  1. ne ho preso una l altro giorno- mi è arrivata dalla mano sinistra a l cuore – ho toccato una spina scoperta- secondo me mi ha fatto bene … quel dolore strano che passa direttamente attraverso la vena centrale- ti sveglia

    great fiestas

  2. Max, non so se sia una variante, so solo che dal Volume citato in fondo alla poesia di Quasimodo che io possiedo, ho verificato prima di postare che fosse esattamente ciò che aveva scritto Quasimodo.
    Ed è un volume che recita “Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie”, con prefazione di Sergio Olmi e Carlo Bo.

    E possibile che in un’altra raccolta sia stata fatta dal poeta una rielaborazione (ma qual’è la prima versione, quella che hai trovato tu in rete o quella che trovo io nel mio volume?)

    Se mi comunichi l’url del sito posso dare un’occhiata.

    In ogni caso, dei pescaggi in rete non mi fido molto: pensa che una volta ho trovato spacciati per poesia di Pessoa alcuni versi che sono rimasti, sottoposti alla visione di chi Pessoa lo conosce veramente e bene, assolutamente non rinvenibili in alcuno dei suoi lavori e/o ortonimi.
    Quando trovo qualcosa che non conosco o mi lascia in dubbio, consulto sempre i miei libri.

    Grazie comunque, aguri di Buon Natale e felice anno nuovo.

  3. Buone Feste Massimo!
    (ps: bisognerebbe aggiornare, ad anno nuovo, la Polvere Plastica, ora diventata misteriosamente elettrica e piena di odori di cucina, anche sul Parnaso)
    😉

  4. Sono oggetti animati da qualche forza che noi non comprendiamo. Forse, solo quella di aiutarci a considerare meritevole d’attenzione qualsiasi cosa ci passi tra le mani.

    Un bacio scintillante:)

  5. Molto interessanti le spiegazioni che ti sei dato eppure mi sorge un dubbio: non sarà pericoloso per la salute stare sempre in un luogo così carico?
    In ogni caso è sempre piacevole leggerti. Spero di tornare a farti gli auguri… se non dovessi riuscirci li accenno già ora 🙂

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