Polvere plastica.13.Il cinese.2

Da quando accade che i cinesi “partecipino” alla produzione, ogni mansione particolarmente noiosa  è detta “cinese”. “Il cinese” è il nome che abbiamo dato a quella particolare attività di montaggio di cui Pasqualino è diventato un esperto. “Fare il cinese” per noi vuol dire anche occuparsi di quelle cose che qui spesso fanno i cinesi, quando nessun cinese è presente.
Il cinese è sempre uno. Quale che sia l’entità del lavoro da fare, la stagione, lo spazio disponibile, il lavoratore "prestatoci" dalla numerosa comunità cinese è solo uno per volta.
Per questo, chiunque sia il prescelto di volta in volta, per noi è sempre "il Cinese". Nessuno è interessato a saperne il nome, tanto più quando questo fa il suo lavoro lontano dagli altri, in un altro capannone, dove di solito si fanno le tapparelle o serrandine scorrevoli.

Dalle profilatrici arrivano le singole stecche. La tapparella viene montata manualmente, facendo scorrere le stecche una dentro l’altra fino a raggiungere il numero stabilito per il mobile da imballare. Quindi si appoggia su un banco di lavoro appositamente predisposto e su di essa, sul lato interno, vengono poste a intervalli regolari delle strisce di nastro adesivo da pacchi bianco, che serve a tenere le stecche unite fra loro mantenendone la snodatura. Successivamente, quando se ne sono fatte in numero sufficiente, vengono rifilate alla sega circolare, secondo la misura necessaria. In seguito vengono riportate sullo stesso banco, che dispone di una mascherina metallica grazie alla quale si praticano con un trapano i due fori per la maniglia.

Pasqualino fuma una sigaretta dopo l’altra e gli effetti sono evidenti, anzi udibili. Tossisce e sputa spesso, ma non si ferma. I suoi pezzi non sono un esempio di precisione, ma questo è  comprensibile,  non è di sua competenza, la precisione, a lui interessa solo il numero.
Che poi questo abbia causato l’inutilizzo (e la conseguente macinatura) di una discreta parte dei pezzi montati da lui, e quindi la perdita di tempo e di risorse, non è cosa che lo riguardi. Non è certo pagato per questo. E del resto non è per questo che è qui e la ditta non può certo prendersela con lui.
La sua postazione di lavoro non è un esempio di pulizia, ma anche questo non lo riguarda. Cicche di sigarette, gocce di colla, viti, trucioli di plastica, sbaffi di vaselina, pezzi rotti e polvere ovunque.
Ogni tanto si decide a dare una spazzata per terra, quando anche lui si rende conto che è davvero troppo, e poi si siede per fare uno spuntino veloce. Un forte odore di cioccolata, proveniente dalla busta di plastica in cui tiene le sue cose, si spande tutto intorno.
Tutti si girano verso di lui e la situazione generale sembra addolcirsi improvvisamente. Pasqualino, forse per questo, rimarrà nel cuore di tutti più degli altri cinesi che sono passati di qua o che arriveranno, da qui in avanti.

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