Settembre


attendere un soffio o un sussurro
non c’è altro da fare che stare in ascolto
delle mille facce schierate
ogni sera davanti alla porta socchiusa

lasciami entrare in silenzio
corri ad aprire le imposte e gli scuri
scopriti l’anima ancora
e scegli la maschera adatta al mio viaggio

settembre è vicino a finire
e così poco silenzio ancora sappiamo
che ancora fa male a pensarlo
se arriva e si scioglie senz’altri lamenti

guardami andare da solo
versati un sorso di vita nel cuore
e un profumo di fiori alle mani
che faccia in modo che io torni a volere

adesso è già tardi per dire
non c’è altro da fare che stare in ascolto
settembre già passa e le notti
si fanno sempre più lunghe e affollate

Parola sospesa


tra le dita e le chiome chiare
c’era stato un tempo infine
che ho serbato qui in sospeso
sotto il mento

dove si toccano groppi in gola
e sguardi bassi da sviare
in un incavo di nervi
sopra al cuore

quasi un tempo senza fine
senza il tocco improvvisato
che trascini via le rughe
dalle mani

mi bastava solo un soffio
forse il vento o solo un fiato
per spostare quella ciocca
più vicino

tutto il tempo che volevo
stava lì tra quelle dita
e lì è restato fino a ora
in sospensione

ora cerco ad ogni svolta
quello sguardo che riduca
tra le labbra tutto il tempo
a una parola

(c’è sicuramente una sorta di filo rosso, non tanto nascosto, che collega questa poesia con uno dei miei primi post , che attraversa in sottofondo questi due anni e mezzo di blog e in modo blando gli ultimi vent’anni, lo scorrere del tempo e il suo contrario)