Distinzione

sotto la pelle ruvida
dormono insieme addossati
gli uni agli altri i ricordi
e i pensieri di mari e di fuochi
le paci e le guerre sopite
contradditoria tregua divisa
tra carezze che placano l’anima
e sfregamenti che la risvegliano

sopra la lingua incerta
scivolano parole aggrappate
a un rimorso o a un rimpianto
compresse in grappoli dolci
o legate in catenelle fragili
contradditoria pace divisa
tra i cenni che placano i brividi
e gli accenti che li scatenano

da dove cominciare a parlarne
se non da dove si distingue
una pace da una tregua
dentro un anima divisa 

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Pietre dell’anima

lasciami andare ti lascio andare e ti lasci andare così ti lascio a vagare quieta fra i rovi e le siepi senza un graffio né un torto né un sorriso in ogni possibile andare ti lascio a vagare fra sentieri esausti di passi ignari e colonne strette a conforto superstiti sul bordo del profondo a corona dello specchio regale e solo fra scale stringate e tortuose di mattoni intrecciati e pilastri bianchissimi di noia a guardarmi intorno riprendo ad andare riprendo mi stacco da te dal sentiero più breve e da me ti allontani per poco e ritorni e le pietre mi parlano dei tuoi passi lievi lasciano intendere storie passate di qua rincorse da storie future da dire ancora vite di dei e di uomini soli come dei e nello specchio una speranza e un desiderio d’infinito raccontano scene trascorse sul ciglio del sentiero che curva digradando alla pineta sfiorando le sale senza cielo e finestre aperte nel cielo dentro i cunicoli più scuri i segni nascosti del passaggio del tempo e degli uomini i passaggi palesi e i segni di potere tra le stanze assolate e bianche di luce quasi divina nell’aria tersa e odore d’acque oramai lontane e disegni di sapienza e capriccio umano così umano mi lascio seguire dal vento che accompagna l’immobile incedere del tempo infinitesimale passo di una vita divisa tra potere ritroso e intimità raggiunta così sospinta al limite dal vento che ti incoraggia e ti accarezza morbido come le mura di siepi le mura di rovi di fortune passate e ti porta alla soglia del centro un attimo prima del centro un’isola per me solo mi lasci senza un graffio né un sorriso aggrappata alle pietre riarse ti lasci andare e ti lascio e non soffri quando il distacco da te è un soffio di vento fresco tra le dita e poi ritorni sì ogni volta a guardarti ritorno come una volta la prima volta che ti ho portata qui anima mia

nella testa e nelle orecchie: “Close cover” di Wim Mertens
negli occhi e nel cuore:
Villa Adriana, Tivoli