la Martinella

Io e G. siamo usciti da Spazio Uno, in Via del Sole, un circolo con sala cinema e bar annessi,  dove si organizzano rassegne cinematografiche di ogni tipo. Stasera abbiamo visto… non mi ricordo, forse qualcosa di Tarkowskji o di Bunuel.
Ci siamo fermati un momento al bar, ma abbiamo deciso di non prendere nulla.
Fuori sembra faccia un po’ fresco, ma dev’essere lo sbalzo di temperatura rispetto alla sala. G. si sfrega le spalle con le mani e sembra inquieta. Anch’io lo sono, in verità, raramente siamo usciti da soli, io e lei, forse mai.
Giù dal marciapiede troppo stretto, in mezzo alla strada come gli altri, tanto passano poche macchine, mentre cerchiamo di decidere cosa fare, se andare, un gelato o a casa subito… Beh, allora…

Adesso: 1:04.

Cos’è stato?… Un tuono?… Ma se il cielo è pulito! Possibile che si metta a piovere?… Ma quale tuono, qui c’è qualcosa che non va…
Ci voltiamo  tutti in direzione del botto. Guardando in alto da Via del Sole si vede la parte superiore della chiesa di Orsanmichele. E’ da li che viene… No, da dietro.
Trenta secondi dopo "il tuono", una nube bianca si alza da quella parte. E’ fumo… No, è gas… Macchè, è polvere. Andiamo?
Quasi come automi, senza averlo deciso, ci incamminiamo per Via del Sole, poi Via della Spada, e da alcune traverse già affluiscono altre persone, e la tensione comincia a farsi evidente. G. mi tiene per mano e comincia a stringere la presa.
Quindi via Strozzi, la gente per strada si fa numerosa e già si sentono in lontananza le prime sirene.
G. comincia a tremare. Non so se voglio andare avanti… Ormai ci siamo, su, tranquilla.
In Piazza della Repubblica ci sono già centinaia di persone che avanzano nella stessa direzione, alcune corrono, mentre arrivano le ambulanze. Meno di cinque minuti.
Attraversiamo la piazza verso Via Calimala, per terra detriti, vetri rotti, calcinacci. Ma da dove arrivano, se tutto appare sano e a posto? Andiamo via… Aspetta, fammi capire…
Un’agente vicino all’auto della Polizia ferma davanti all’Upim, a chi le chiede spiegazioni risponde che è una fuga di gas. Dicono sempre così, quando ancora non sanno.
Proseguiamo ancora un po’ in Por S.Maria. Facciamo appena in tempo a dare uno sguardo veloce su Via Lambertesca, ma senza potervi accedere, perché la Polizia chiude davanti a noi l’accesso alla zona con la fettuccia bianca e rossa e piantona gli angoli. Via de’ Georgofili è off limits.
Qualcuno dice di aver visto una donna coi vestiti strappati fuggire in preda al panico, un immigrato che si dice iracheno giura che l’odore che sente non è di gas, e che lui lo sa bene.
Poi è un caos, di voci, di sirene, di ipotesi catastrofiche e rassicurazioni di circostanza.
Ed è abbastanza per stanotte. La versione della fuga di gas reggerà ancora per poco, ma si saprà domani, con la colazione. Andiamo via, sì, adesso sì.

La Martinella, la campana della torre di Palazzo Vecchio, che per secoli era rimasta muta, suona ogni anno, la notte tra il 26 e il 27 maggio, all’1:04.
Per ricordare.

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23 pensieri su “la Martinella

  1. Terribile. Ricordo ancora il senso di incredulità e rabbia che mi colse nell’apprendere la notizia. Ed altrettanto terribile, a mio avviso, il modo con cui é stata condotta l’indagine ed individuati i colpevoli. E la motivazione, poi! “Un tale Salvatore Riina, simpaticamente chiamato dai suoi “Totò u curtu”, avrebbe ordinato gli attentati del ’93 (quello di Firenze incluso) per colpire delle opere d’arte nazionali, obiettivi che, semmai, appaiono solo sullo sfondo, quasi un obiettivo collaterale, in appena tre dei cinque episodi stragistici.
    Oggi una pietra tombale giudiziaria è stata posta su quelle stragi. Ma, verdetti della Magistratura a parte, i misteri restano tutti. Nessuno ha voluto ancora svelarli. ”
    Buon w/e, Max, un abbraccio.
    S.

  2. Ricordo bene quei giorni…
    lo so sono un po’ assente, è stato un anno un po’ strano, ma sta per finire fortunatamente… e io tornerò, ci vuole però ancora un po’.
    un abbraccio Psue

  3. Ciao Usermax, questo è davvero un pezzo di bravura. Hai condotto il racconto con maestria; la tensione era palpabile, un crescendo. Il finale ha un sapore inevitabilmente dolceamaro se riferito a quella pagina della nostra storia recente; ho trovato ben congegnata l’interpolazione in soggettiva della coppia che viene travolta suo malgrado dagli eventi.

    Riguardo al tuo commento da me, la differenza tra le due categorie è davvero sfumata. Tu, essendo un blogger (e pure buon narratore) rientri a pieno titolo nella seconda, con le opportune distinzioni del caso, sulle quali mi soffermerò la prossima volta. Un abbraccio
    😎

  4. Il 13 dicembre è S.Lucia, che da bambino mi portava i giocattoli, dalla gerla dell’asinello. Come faceva? Inspiegabile. Sono rimasto affezionato a questa data per tutta la vita, ancora oggi vado a comperarmi i dolci per confezionare il piatto di santalucia, la notte tra il dodici e il tredici. Ma dal ’69 la data è, per me, anche quella di Piazza Fontana, Milano. E’ un anniversario eterno, perchè il primo di tutti gli altri “fatti” ufficialmente inspiegati. Inspiegabili.

  5. Dici benissimo, caro Max, che intender no la può chi no la prova e questo tuo post ne è la dimostrazione palese. Certo non basta solo l’esperienza – altrimenti ogni giallista dovrebbe almeno aver assassinato qualcuno! – ma bisogna essere in grado di padroneggiare gli strumenti espressivi, e questo tuo post è doppiamente efficace proprio nel riuscire a veicolare adeguatamente il messaggio, a prescindere dal fatto che sia ‘autobiografico’ o ‘artificio’.
    😎

  6. me lo ricordo.
    anch’io stavo tornando dal cinema, con un’amica.
    eravamo un poco distanti dal centro.
    non abbiamo capito che cosa fosse, ma certo dopo c’era un silenzio di una qualità strana.
    un abbraccio, amico mio.-

  7. miocaro amico, sono in astinenza dai tuoi racconti e dalle tue poesie…dal 27 marzo…!!! aiuto!, un bacio intanto, G (e grazie per questo passaggio di storia italiana fotografato con tanta profondità)

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