Codice muto

ancora di nulla gocce in sequenza
tra le pieghe del senso addormentato
arrotolate in serie come foglie
di tabacco ancora da fumare
ancora da accendere e bruciare
cosa volevo dire? come lo volevo dire?
stentano le parole del giorno avanti
a levarsi faticano le ore
troppe le nubi basse a contrastare
un orizzonte soffiato via dagli occhi
impolverato d’astio e conclusioni
chi se la sente di spegnere quest’alba?
e se fosse appena cominciata?
scarnificate affiorano domande 
vengono alla luce dopo secoli
a covare gli occhi aperti ed il silenzio
la strada corre fuori dalle mani
e dal finestrino palmi aperti
saluti non più pieni di una volta
della vita altrui e di notti fragili
cosa stavi per dire? come lo volevi dire?
decodifica il tuo nome e la tua grazia
ciò che sei per me sta nei miei occhi
concentrati e increduli ogni volta
codici appena scorti e nudi
della vita nostra muti segni

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14 pensieri su “Codice muto

  1. tornare a leggerti così, è un dono di primavera, la bellezza delle parole che riesci ogni volta a inanellare,lega il cuore stretto stretto al tuo…
    un bacio abbracciato …allora…

  2. Un segno muto…
    come un bacio.

    Un bacio non cerca parole
    solo una mano da stringere
    una spalla da sfiorare…
    Un bacio silente nella notte
    un’orma nella luce dell’alba
    un pensiero delicato
    da tenere nel cuore.

    Grazie. Un bacio rumoroso… e profumato, ovvio 🙂

  3. Beh devo dire che sono io incantata!
    Troppo densa? No, intensa, piena di emozione, serrata, che non dà respiro, attimo dopo attimo come può e deve essere una poesia dell’IO.
    Bravo, bravissimo, se me lo consenti.
    E questa, la trasferisco nella mia rubrica delle poesie NOTE, poco Note, sconosciute mai lette, di cui ti do l’url

    http://biobibliome.blogspot.com

    accompagnta da una bella immagine.
    Buona serata.

  4. Se non muti, quasi criptici mi arrivano i tuoi segni. Codici indecifrabili, se non nell’assonanza di analoghi incagli delle mie parole nelle secche dei sensi sfuggenti.
    Con un atteggiamento quasi mistico entro in questo leggero tempio, come in una capanna costruita di foglie e stecchi per sorreggere le membra fragile dei miei strumenti di lettura. Mi commuove, come a volte fa la vita (sempre più spesso con l’avanzare degli anni), immaginare l’attimo di attenzione che poggia con cura la scrittura su questo piattino come foglia di the. La cura che il gesto attento fa, ha fatto per me.
    Un abbraccio, non dimenticare. Codice pure quello; come logo di un ri-conoscersi.
    zaritmac

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