Polvere plastica.9

Capita spesso che gli addetti alle foratrici e gli addetti alle seghe (un toscano non esiterebbe molto a deflnirli i bucaioli e i segaioli) si scambino i ruoli, per vari motivi, primo dei quali l’assenza di uno o dell’altro o che vengano affiancati per aumentare il ritmo, a causa dell’eccessiva velocità degli imballatori, che finiscono i pezzi troppo presto.

La terza sega è concettualmente uguale alla seconda, ma è di fabbricazione molto più recente. Ha un grande pianale di legno ricoperto, nella parte centrale, da uno strato di gomma dura nero, le coperture protettive delle lame dentate dipinte di rosso, le guaine passacavi azzurre, la base d’appoggio, che contiene il pannello elettrico, verde chiaro. Le misure di taglio si controllano elettronicamente fino al decimo di millimetro e la distanza tra le lame appare visualizzata su un piccolo display a LED rossi posto al centro tra i due motori, di fronte all’operatore. Le lame  si azionano grazie a due pulsanti, utilizzabili a scelta anche singolarmente, che si trovano su di uno speciale trespolo blu, separato dal resto del macchinario e collegato solo tramite un cavo, posizionabile dove si vuole entro un raggio di 5 metri dal pianale.

-… E poi un capiva ‘na sega! –
Al ritorno dalle vacanze natalizie questa è stata la conclusione del discorso di Maurizio per illustrare i motivi per cui a Gheorghe, unico tra gli interinali, non è stato rinnovato il contratto. Tutti gli altri sono stati confermati, fino a Pasqua.
In effetti il lavoro non manca: sono arrivate alcune grosse commesse dalla Spagna, dalla Germania e dal Belgio, che hanno fatto sì che il capannone si riempisse di nuovi colori. Pezzi avorio, verde scuro, blu elettrico sono lì a contrastare il grigio, che non domina più.
Dominano invece le nuove disposizioni della dirigenza: non si fuma (non si dovrebbe), si pulisce alla fine di ogni turno la zona in cui si è lavorato (si dovrebbe), non si sta a chiacchierare davanti al distributore del caffè (non si dovrebbe), si lavora tassativamente tutti i sabati (si dovrebbe).
Niente più dune di segatura e trucioli di plastica, ma molta più polvere sollevata dalle scope e molti più starnuti degli operai.
Dato che Gheorghe non c’è più, serve qualcuno "esperto" alle foratrici, e dato che nel frattempo ho imparato a cambiare da solo le punte di quasi tutte le macchine, a riconoscerne i malfunzionamenti e sono "di gran lunga il più preciso e affidabile nel ruolo", da gennaio sono tornato ad essere un foratore.
Ma solo per tre giorni: una particolare forma di tendinite al polso sinistro, dovuta a movimenti che non facevo più da un bel po’, mi ha costretto a portare un "tutore" per quindici giorni. L’idea che un tutore mi sarebbe necessario vita natural durante mi ha accompagnato (e divertito) in questa vacanza forzata, ma gradita.
Ma la novità più grossa, per me, col nuovo anno, è stata la possibilità di avere una macchina. Una piccola macchina usata con la quale andare al lavoro non è più una penitenza, anche se comporta altri tipi di disagi: primo fra tutti le maggiori spese, ma anche il traffico, i parcheggi e, non ultimo, il ghiaccio sul parabrezza, per il quale ho trovato uno spray decongelante, che sembra molto utile, ma che dura per due volte sole e che immagino molto inquinante.
Di certo, però, ho potuto evitare il motorino proprio nel periodo, finora, più freddo dell’anno.

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18 pensieri su “Polvere plastica.9

  1. sei delicato come un velo che ti accarezza il viso, ma penetri nell’animo con una forza e una dolcezza che mette voglia di accoccolarsi sotto quel velo per non uscirne più..g.razie…un abbraccio G.

  2. la paura della folla si chiama DEMOFOBIA.
    la paura che si rompa di nuovo il modem come si chiama?
    no, perché io ne soffro in forma grave.
    baci, notte, a domani.

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