Polvere plastica.8

Altri cambiamenti prima di Natale. Sono stato assegnato all’imballaggio. Gheorghe, l’operaio rumeno di cui ho preso il posto, non stava rendendo secondo le aspettative dell’azienda ed è stato “declassato” alla foratura, al posto mio.
All’imballaggio faccio coppia con Pino, un napoletano mio coetaneo, ma sposato e con una figlia piccola, con cui finalmente posso scambiare  qualche parola per rendere il lavoro più piacevole, o quanto meno più sopportabile, e con il quale sono riuscito quasi subito a raggiungere un certo affiatamento. La maggior parte dei nostri discorsi verte sulle possibilità di cambiare lavoro (lui vorrebbe fare il barman, il rappresentante, la guardia giurata e non so quante altre cose) o sulle differenze tra il vivere da single e il “tenere famiglia”. Ma anche sull’ultima scorpacciata di DVD presi  a noleggio o  sui presunti danni di tutta la polvere di plastica che si può respirare nel reparto segheria, dove a volte qualcuno di noi viene mandato a dare una mano.

La seconda sega ha due lame dentate parallele che si azionano tramite un pedale situato sul pavimento. Le due lame, grazie a un sistema elettrico,  vengono sistemate alla distanza giusta per ottenere il pezzo voluto e si muovono in senso perpendicolare rispetto al pianale d’appoggio, in direzione dell’operatore, tornando automaticamente al loro posto alla fine del taglio. Gli avanzi del taglio, che in questo caso si ottengono ad entrambe le estremità del pezzo, si buttano in un cassone di plastica, che una volta pieno si porta alla macina.

Con Pino riusciamo ad organizzarci sincronizzando i movimenti, scegliendo quali pezzi e in quale sequenza deve prendere ciascuno, in modo da metterli sul cartone aperto nel giusto ordine ed arrivare alla chiusura del pacco nello stesso momento. Poi è un attimo serrare la scatola e metterla sul pancale. Poi a turno uno dei due finisce di chiudere il pancale intero, mentre l’altro prepara tutto quello che serve per iniziarne uno nuovo, tra una sigaretta e una battuta.
Ma l’imballaggio non permette troppe distrazioni: non si può rischiare di impacchettare pezzi sbagliati o danneggiati e basta una parola di troppo per perdere il ritmo e dimenticare un passaggio. Il lavorare in due serve anche a evitare questo tipo di problemi. Per questo c’è molto meno tempo per elaborare e far sedimentare quei pensieri vaganti che invece davanti a una foratrice si scatenano. E’ per questo, forse, che i miei resoconti mi appaiono sempre meno “impressionistici” e sempre più descrittivi in senso stretto.
E’ già molto, comunque, perché il fatto di avere questo “secondo fine”, questo scopo “nascosto”, mi permette di affrontare questa esperienza con la sensazione di essere qui solo di passaggio, senza la rassegnazione che vedo a volte intorno a me. Rassegnazione e, per coloro che come me vengono da una agenzia interinale, ansia. Quando si avvicina il giorno della scadenza del contratto, l’argomento principe di quasi ogni scambio di parole è la possibilità o meno di vederselo rinnovato, perché l’azienda, che propone contratti brevi e con scadenza prima di Natale, per non pagare ferie, tiene anche un po’ tutti sulla corda aspettando l’ultimo momento per  comunicare quanti e quali operai ha intenzione di confermare dopo le feste.
Osservare, come dall’esterno di sè, per poi tornare a casa e pensare a come raccontare tutto questo mi fa sentire quasi spersonalizzato, come se quello che si sveglia alle 4 e mezza di mattina per andare in fabbrica o che passa il tempo a cercare di togliersi la polvere di plastica dagli occhi con le dita impolverate fosse un altro.

 

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14 pensieri su “Polvere plastica.8

  1. Intanto…felice di averti ritrovato da me…veramente!!! Sai, non pensavo di cominciare a tenere un diario lavorativo, ma se funziona come dici da anti-stress comincio a pensarci seriamente…vorrei soltanto che questo nuovo lavoro non facesse morire tutti i miei sogni, che spero di poter realizzare…un giorno…
    Ti abbraccio con affetto ed…empatia :)))

  2. Mi immergo sempre volentieri nella lettura di queto tuo diario, abbastanza singolare rispetto agli altri della blog.
    Mi ricorda un certo periodo del quale ti parlerò in altro momento e sede. Il tuo modo di descrivere un mondo, il tuo mondo lavorativo, è semplice e molto partecipativo, per questo, credo, appassiona il lettore che passa di qui.

    P.s. il testo del quale parli da me, ora dovrebbe essere leggibile. Problema di formattazione, diversa tra documento di word (dedicato a margini e grandezza-caratteri di un libro) e formato per blog .

  3. dopo l’empatia di Mezzaluna, la polvere di Max e i fiori primaverili di elisa…. eccomi a lasciarti un sorriso…chiedendoTI una cosa: ma da grande che vorresti fare?…io me lo chiedo ogni giorno, poi mi guardo allo specchio e midico:grande io ??? maiii!!! sorrisi e baci, Gio

  4. domenica di pigrizia mentre fuori forse esce un occhio di sole…
    ti abbraccio forte, felice di saperti ora in compagnia tra la polvere e la plastica, fare due parole allevia un po’ lo stress…
    bacio grande Max.

  5. Fra due giorni scade il termine per le adesioni alle adozioni 2006 che, se non aumentano di altre 10 quote, restano cmq sufficienti per mantenere il sostegno ai nostri sette bimbi.

    Perchè non proviamo ad essere realisti… e a chiedere l’impossibile?
    Troviamo altre 10 quote – in due giorni – necessarie per l’adozione dell’ottavo bambino.

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