Polvere plastica.5

La quarta foratrice è completamente diversa dalle altre. Ha quattro motori posizionati in basso a cui sono collegati gli alloggi per le punte. Questi attacchi sono disposti su un unico asse longitudinale, cosa per la quale si possono praticare solo fori che stanno sulla stessa linea. Per realizzare serie di fori parallele bisogna azionare la macchina in due fasi successive. Si appoggia il pannello con la parte da forare rivolta in basso su delle guide metalliche, dotate di rotelle di plastica, regolabili a seconda della lunghezza del pezzo. Si aziona la macchina con un pedale appoggiato a terra. Al contrario delle altre macchine, sono le punte a muoversi, dal basso verso l’alto, spinte dai pistoni. Ogni motore aziona un gruppo limitato di punte, anche indipendentemente, per cui, volendo, si può lavorare in due nello stesso tempo forando pezzi diversi. Eseguita la prima foratura i fermi frontali si alzano automaticamente, si fa scorrere il pezzo in avanti, si pigia di nuovo il pedale e si pratica la seconda serie di fori.

La quarta macchina, quella che ho imparato ad usare per prima, sta sul lato opposto del capannone rispetto alle altre, defilata e quasi nascosta fra i pancali di pannelli e scatoloni di accessori ammassati su quella parete lunga e senza finestre che invano tenta di mantenere un aspetto ordinato e pratico. Ammassi che in certi momenti lasciano intravedere anfratti e interstizi come burroni e crepacci in cui ragnetti operosi trovano rifugio o in cui zanzare distratte precipitano. Lavorarci dà l’impressione di essere emarginati: dal lavoro degli altri, dal ciclo produttivo, dallo scorrere delle attività utili alla azienda. Sembra quasi di essere in punizione, a scontare qualche penitenza per chissà quali mancanze. Ma d’altro canto ci si può concentrare meglio sul lavoro e sulla sua fenomenologia: ascoltare con attenzione il rumore stridulo e stizzoso della macchina, probabilmente sviluppatosi così per distinguersi  dal frastuono grosso e becero delle altre foratrici; sistemare con precisione non dovuta, ma necessaria a non far crollare tutto, i pannelli sui pancali, cercando i movimenti più fluidi e coordinati per economizzare gli sforzi; spolverare con cura i pezzi, la macchina, il pavimento, i vestiti, i capelli, i pensieri, i nervi, con la pistola dell’aria compressa, immaginando di far fuori ogni singolo truciolo di plastica vedendolo sbattuto contro il muro, e trovarlo divertente.
Perchè volendo si scovano anche momenti ludici, scavando tra un’attività e l’altra. Far volteggiare i pannelli nell’aria per metterli nella posizione giusta, come un samurai con la sua spada o scegliere la direzione in cui soffiare via la segatura di plastica, per ottenere uno strato il più possibile uniforme sugli oggetti intorno, per non parlare dei vari modi in cui si possono lanciare i rimasugli del taglio delle seghe nel cassone degli scarti posto di fianco, per lo più modi da cestista. In sottomano, con una mano sola dal basso in alto, o a due mani, sia dal basso che dall’alto, o con un gancio, col braccio che parte da dietro, o facendo rimbalzare i ritagli sul pianale come sul tabellone del canestro, o…

– O’ ppiantala di giohare e vieni ‘hi co’ i’ traspalle! –
Il transpallet è quella specie di doppio monopattino con manubrio snodato con cui si possono spostare pancali (pallets, appunto) di materiale pesanti e voluminosi e manovrarli in spazi ristretti, che si trova in ogni magazzino e aiuta a togliere, e sollevare da, molti pesi…

Annunci

32 pensieri su “Polvere plastica.5

  1. ecco mi immagino la scena tu che per un attimo cerchi di sviare i pensieri e trovi la fase ludica e da lontano una voce che tenta di riportare tutto di nuovo nell’automatismo….
    mi viene da sorridere e da abbracciarti forte…..
    ciao stella….

  2. Minchia co sti telebaci. Donzelle, e perché non li date in natura e schioccanti? Fatevi avanti, marinaie promettenti!
    Commendadore anonimo resto.

  3. Un racconto che cerco di sentire leggere con la voce di Marco Paolini, sì, uno di quei racconti della quotidianità che si trasfigura in prosa o poesia che ti fanno volare, magari a cavallo del muletto…
    bacio, m

  4. L’amicizia sorregge tutto, crede a tutto, spera tutto, sopporta tutto.
    (S. Paolo)

    Il vero amico è un tesoro prezioso e anche se non puoi vederlo e toccarlo, se ti vuole bene, ti ricopre con il suo immenso amore.
    Un forte abbraccio
    Vale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...