Polvere plastica.3

La prima settimana è passata come in trance, la seconda con qualche consapevolezza in più. Fare l’operaio non è esattamente quello che fa per me, ma almeno una volta nella vita bisognerebbe averne la possibilità. Imparo velocemente tutto, mi pare di capire in fretta quello che serve e quello che non conviene, ma quello che mi fa resistere è il sapere che durerà poco, che ci sarà spazio e tempo per altro.

Con l’addensarsi dell’autunno i viaggi di andata e ritorno dal lavoro si fanno meno piacevoli, se mai lo sono stati. La mattina si fa più fredda e il vento della piana di Firenze, che non è mai uniforme, sballotta e frena il motorino, costretto, come le braccia, a uno sforzo aggiuntivo per andare dritti. In certi momenti sembra quasi che qualcuno da dietro ti poggi una mano pesante sulla spalla e ti trattenga quando tu vuoi andare via, e la cosa si fa seria quando, per il nervoso, ti verrebbe da voltarti con uno scatto del braccio e mandare a quel paese quel qualcuno con l’odio negli occhi. Nel pomeriggio il traffico aumenta, se possibile, e nel 90 per cento dei casi si tratta di macchine con una sola persona a bordo. In pochi giorni nel traffico si diventa cattivi e prepotenti, si farebbe qualsiasi cosa pur di guadagnare un metro in più verso casa. E’ il momento in cui si accumulano e, nello stesso tempo, si sfogano contro il resto del genere umano la rabbia repressa e le nevrosi quotidiane. Non parliamo poi di cosa diventa la città se cadono due gocce d’acqua dal cielo.
La pioggia ha un certo effetto anche sul lavoro che si svolge nel capannone. Spesso capita di dover forare pannelli che sono stati lasciati fuori a bagnarsi. Una volta portati dentro, bisogna fare attenzione a non rovesciarsi addosso l’acqua accumulatasi in cima ai pancali, cosa praticamente impossibile. Nel movimento da giocoliere necessario, ma non sufficiente, oltre alle mani e le maniche, si bagnano le scarpe e il pavimento, lì dove l’acqua,  mischiandosi con la polvere e i trucioli di plastica, forma una specie di sottile fanghiglia grigiastra, che per fortuna si asciuga in fretta. Grigiastra perchè grigio chiaro è il colore dominante nel capannone, il colore della maggior parte dei pezzi che vengono trattati lì, anche se ho visto montare armadietti di vari colori per uno stand di una fiera. Un grigio abbastanza neutro, che dà ai pezzi un aspetto non proprio accattivante, direi quasi dozzinale.

La terza foratrice è la più piccola, ha solo due motori, un pianale abbastanza piccolo per piccoli pezzi e si aziona con un pedale. Rispetto alle altre due ha la particolarità di un involucro di plexiglas che ricopre completamente i nastri di trasmissione e le pulegge cui sono fissate le punte.

A volte, mentre i pensieri vagano e nella testa risuonano ripetitivamente ritornelli di vecchie canzoni, mi capita di immaginare l’apparecchiatura che ho davanti come una quadriga, anzi una serie di quadrighe, dove i motori sono Ben Hur e Messala, i nastri di trasmissione  le loro redini e le pulegge con le punte i cavalli al galoppo, il frastuno della macchina il fragore del Circo Massimo, e loro lì, sempre appaiati, sempre fianco a fianco, fino alla fine, fino all’ultimo momento, fino al momento… della pausa-pranzo.

 

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29 pensieri su “Polvere plastica.3

  1. 🙂
    mi sa che avete bisogno di una nuova figura professionale… i candido come “asciugatrice di pannelli zuppi” 🙂 beh, mi piacerebbe anche fare la palafreniera della quadriga… 😉
    buona pausa pranzo!
    splash!

  2. Mi piace questo: che siccome è un lavoro nuovo, stai lì a osservarlo con attenzione.
    Io credo che tutti dovremmo sviluppare la capacità di osservare le cose che ci stanno intorno.
    Un abbraccio, caro Max.

  3. mi inserisco nella pausa pranzo per dirti che anche se non senti di essere tagliato per questa nuova esperienza la racconti in modo incantevole…e affascinante come solo tu sai fare, giusto il ritmo veloce scivola via lasciandomi ogni volta in attesa di un’altra pagina….da inghiottire con gli occhi…
    un bacio dolcissimo Max….

  4. Ciao User, sembra di essere lì con te. Il finale del post mi ha fatto venire alla mente Dancer in the dark, il musical di Von Trier con Bjork operaia che immaginava coreografie sul ritmo delle macchine industriali. Buon lavoro.
    😎

  5. Tieni duro compà!
    Leggendo il racconto delle tue giornate in fabbrica mi è venuto in mente il film dancer in the dark……hai presente le macchine da lavoro che suonano?
    Un bacio

  6. In pochi giorni nel traffico si diventa cattivi e prepotenti, si farebbe qualsiasi cosa pur di guadagnare un metro in più verso casa. E’ il momento in cui si accumulano e, nello stesso tempo, si sfogano contro _____
    oggi un tassista in piazza duomo ha sfiorato con il suo specchietto la mano sinistra -dove porto l anello che mi ha regalato mio fratello. ha cominciato a urlare gia dentro il veicolo ,poi si è fermato e sceso accusandomi di avergli spostato il specchietto e urlava come un dannato…io sono andato via e l ho lasciato li..non mi ha turbato minimamente e non l ho detto a nessuno,,,anche se avevo la mano insanguinata

  7. Si è meglio farlo solo una volta nella vita l’operaio, fino a quando trovi qualcosa di meglio, se ti impegni a cercare un altro tipo di lavoro puoi farcela. Basta solo volerlo, buona notte.

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