Polvere plastica.1

La prima settimana è passata quasi come in trance: la sveglia alle 6, troppo presto per i ritmi a cui mi ero abituato ultimamente, che mi riporta a quando facevo i panini in quel bar del centro, prima dell’apertura; lo shock dell’acqua fredda sul viso, dopo l’immane fatica di districarsi dalle lenzuola; il colore del cielo ancora ombroso dalla finestra del bagno, che preannuncia un tragitto di nervi tesi fino al lavoro; l’intera caffettiera da tre di caffè allungato con l’acqua calda, sorseggiato di corsa, senza neanche un biscotto, quasi per assicurarsi che lo stomaco si irrigidisca al punto giusto.

Ci sono quattro macchine perforatrici nel capannone. La prima, la più grande, ha sei motori, collegati tramite nastri a numerose pulegge, a cui si collegano le punte necessarie a praticare i fori. Il pannello di plastica, preso dal pancale di sinistra, si piazza sul pianale facendolo scorrere prima in avanti fino alla battuta frontale, poi a sinistra fino alla battuta laterale, facendo attenzione a tenere le mani in posizione sicura. Per forare bisogna schiacciare due pulsanti, distanti una quarantina di centimetri, usando entrambi i pollici. Il pianale si alza verso le punte, che  fanno il loro lavoro e poi torna giù con uno sbuffo del pistone sottostante. Si finisce il ciclo spolverando con l’aria compressa e riponendo ordinatamente il pezzo sul pancale di destra, tra quelli pronti per l’imballaggio. 

Il giorno del colloquio ci avevo messo un’ora e un quarto ad arrivare alla ditta, non sapendo ancora la strada, ma anche dopo averla imparata quarantacinque minuti ci vogliono tutti. Il traffico che soffoca Firenze a certe ore, specialmente in direzione della zona industriale, e gli acciacchi del motorino, non permettono di meglio. Attraversare la città passando per il centro è la via più breve, se avessi la macchina potrei tentare il raccordo autostradale, ma a quell’ora non cambiarebbe un granchè.

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14 pensieri su “Polvere plastica.1

  1. 🙂 dài, che la seconda settimana sarà un po’ meglio e dalla terza in poi inizierai persino a goderti i colori dell’alba su firenze mentre il motorino ti fa da colonna sonora 😉
    aspetto il seguito, eh?
    splash!

  2. beh non ci crederai ma ho cliccato su continua sperando di proseguire la lettura..
    ;)))
    il tuo abbraccio è arrivato caldo e avvolgente come sai essere tu in ogni tua cosa…

  3. Quell’omino che della pioggia fa ombrello…, te lo ricordi, Max caro? Vedi, a volte io vorrei esser quello.Come se t’avessi visto in quel bar, è bastato un racconto frammisto al sapore di pizza e tempo senza fretta. Dunque, ti lascio all’entrata di scuola e ti ritrovo che varchi il cancello di una fabbrica. Che fabbrichi sogni almeno, Max. Di quelli che danno tanta forza da forgiare con la pioggia ombrelli ed impermeabili di serenità contro qualsiasi traffico, qualsiasi sveglia, ogni asperità. Abbracci d’acqua, Max.

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