A cosa brindiamo stanotte?

A un cuore rosso appeso al muro che irradia una luce dolce, soffusa e, nel contempo, agitata, tesa a tratti, appesa alle cose e dalle cose sfiorata.
Ad uno sguardo che corre sulle pareti e dentro il gioco delle mani. Sulle dita tremanti e fuori dalla finestra, nella notte. Che corre in tondo lungo un solco scavato sul pavimento, scavalca la trincea dell’anima e si spinge oltre le parole, urlate o sussurrate, sempre nude e sempre un po’ velate.
Agli occhi chiusi sull’avarizia di questo tempo, ma aperti sulla strada che porta al mare, attratti dalle mura che costeggiano un approdo del senso, e che ricompongono l’orizzonte solo quando il senso si mescola ai riflessi argentei delle stelle sull’acqua.
A un petto gonfio e carico che tiene svegli, che pompa aria nuova e si fà spazio nel vuoto di una instabilità certa e ricorrente. Che dà respiro alle parole covate da tempo e le aiuta a farsi strada, a percorrere il sentiero verso quel cortile, quel davanzale, quella canzone.
Alla notte, che trattiene il frastuono della strada fino all’alba, come si trattiene il respiro fino all’inevitabile respiro seguente, respiro affannoso e vivo che fa attraenti i pensieri e la voce.
A questa vita distratta e furba che mette le indicazioni a caso, e che  fa credere di avere un disegno da seguire, un progetto, una mappa del tesoro, un piano di volo o un semplice canovaccio.
A un piatto cucinato con amore e a una promessa mantenuta.
A una trama ancora da tessere, a un racconto appena iniziato, a un’emozione che non tarderà, a tutte le parole che non sono con me ora, e che arriveranno, poche per volta, per non esagerare.

Prima dell’alba

prima dell’alba 
avrai  preso il tuo tempo
sarai certo già in viaggio
sul dorso di un sogno
sul riflesso di un nodo
da sciogliere piano

prima di giorno
chiuderò la finestra
sarò pronto al mio viaggio
sulla schiena di un verso
sullo specchio di un cuore
da lucidare piano

Parole e voce

conoscersi è cercarsi
dietro le tende leggere al mattino
dentro la pioggia fitta
di fianco a una fredda serata
senza stagione propria

è rincorrere da fermi
la perturbazione del cuore
con in mano margherite di parole
da spogliare e rivestire
di parole sempre nuove

sempre e soltanto le parole
conoscono la mappa segreta
dei percorsi della vita 
aggrappate a insaporirsi
sulle scie salate del dubbio

ma le parole sono suoni
incantamenti sonori a grappoli
dissonanti in armonia precaria
preziosi contrappunti e fragili
sull’acqua della sera

come sorsi di rugiada dalla terra
bocconi di passato dalle mura
morsi di futuro sulla lingua
svelano il sapore loro occulto
se pronunciate e dette

conoscersi è trovarsi
fra le note incerte di una voce
dentro la musica della strada di notte
di fianco a una margherita di parole
sul davanzale di un cuore

… pensando a Ellie e alla speciale emozione della sua voce, che non mi lascia e a cui dovevo dare voce… 

Ancora no

non era ancora il momento
di impacchettare ricordi
di stringere lacci ai sacchetti
colmi di avanzi di vita
per setacciare farina
di sogni
distillando parole adatte
a capire che non era ancora
il momento, ancora no
di infagottare sorrisi
e mani disposte a sfiorare
accarezzare i contorni
di un cuore nomade 
circondato da troppi infiniti
intrappolato nei transitivi
bagaglio pesante a pensarci
non era ancora ed e’ sempre
il momento
di liberarsi del senso
di averne a dozzine davanti
per  fare la strada a ritroso
il momento di dire
ancora
 

Come si fa a sapere quando e’ il momento, finche’ si aspetta di capirlo, finche’ non si fa in modo che sia il momento… Il punto e’ che il momento arriva sempre insieme ad altri momenti, di quelli che era meglio che arrivassero in un altro momento… Ancora no(made)…