Mostre e mostri

Week-end culturale a Torino, tra un pranzo di Pasqua con zii e cugini e un aperitivo sotto i portici di Via Po, tra una passeggiata per  Via Roma e un gelato da Fiorio, tra Piazza Vittorio e Piazza Castello…

… il Museo del Cinema, nella Mole Antonelliana, ludico e nostalgico, filologico e vertiginoso…

Gli Impressionisti e la neve, nel Parco del Valentino, vale il biglietto anche solo per "Notte bianca" di Eduard Munch…

Il Male – Esercizi di pittura crudele, Palazzina di caccia di Stupinigi, non solo pittura in un viaggio allucinato nel "lato oscuro" (ma non troppo)…

Il tempo che ho

il tempo che ho
mi metto a guardarlo
lo osservo sparire e svoltare
riprendersi il posto migliore
lasciandomi indietro
a sudare 

il tempo che ho
non mi segue a distanza
trascina se stesso e le mie
parentesi oltre le imposte
socchiuse da troppo
e mi sfida

il tempo che ho
non ce l’ho veramente
l’ho perso a giocare
alla conta dei volti
che vedo allo specchio
passare

il tempo perciò
mi terrà sulle spine
di sbieco aprirà l’orizzonte
e soltanto a partita finita
distratto alla fine
l’avrò

A Sermide!

La sveglia mi trova già sveglio. La stanchezza per il lavoro della notte pare essere sovrastata dalla tensione della partenza. Scendo dal letto, preparo con calma lo zaino e in un’ora sono fuori. Fino alla stazione sono solo dieci minuti di motorino. L’Intercity ha 20 minuti di ritardo, che diventano 30 appena mi avvicino al tabellone delle Partenze.
Maremma m…! L’origano! Grazie al ritardo del treno, e al mio anticipo, faccio in tempo a tornare a casa. Riesco pure a fare colazione.
Non ci metto molto a capire che sarà un fine settimana da ricordare. La giornata è bella, e fredda. Leggo il giornale senza addormentarmi, buon segno.
La pianura innevata non l’avevo mai vista, è uno spettacolo nuovo, per me. Sembra che tutto concorra a rendere piacevole il viaggio.
Ma a rompere questa armonia la scoperta che nella la mia carrozza non funziona l’impianto elettrico. Porte bloccate, niente riscaldamento, niente luce. Un peso morto, più che un vagone. Impossibile finire il giornale, tra il buio delle gallerie (e sono tante) e le mani gelate.
A Ferrara, com’era prevedibile, perdo la coincidenza. Fa più freddo, ma si sopporta meglio. Giro di chiamate, la cosa più semplice è aspettare il prossimo, dopo un’ora. Rifaccio colazione, rileggo il giornale.  Fino a Sermide è un vociare di studenti sbracati sui sedili a sfogarsi e imprecare.
La giornata si conferma bella, sole e cielo limpido. L’ormai mitico Lino, con l’altro mitico Lino(Alp), vengono a prendermi. Tutti gli altri sono già a tavola, l’ingresso è tra il trionfale e il "Ce l’hai fatta, era ora!". Mi tremano le gambe e il cuore corre.

La sala è spoglia quanto basta per non distrarsi, per concentrarsi sulle persone. Giustamente stanno già mangiando.  Non tutti sono bloggers, e questo è bene. Ci sono amici e amiche, mariti, mogli e figli di bloggers. Ma io non li distinguo ancora.
La prima ad accogliermi è Betta(Flor), più bella e solare di quanto avessi immaginato dalle poche foto viste. Poi Simona(NicDwaRazy), come me un po’ spaesata, che mi aspettavo mora e con i capelli lunghi come la sua bellissima Chiaretta, e invece no.
Automaticamente inizio il giro della tavolata tra sorrisi, saluti, nomi e nick, sapendo che alla fine del giro ne ricorderò solo alcuni. Zena(Col) arriva dalla cucina, dove ha cucinato per un esercito, e l’emozione è forte e l’abbraccio è come tra vecchi amici che si ritrovano. Due parole e le mani che tremano. L’ho sentita per telefono, la sera prima, senza voce, ma ora sembra in gran forma.
Devo proseguire il giro. D’istinto bacio Grazia(Gardenia), che mi intima, letteralmente, di andarla a trovare sul suo blog. Allora continuo i saluti, baciando tutte le altre donne presenti. Gianfranca(ex Faro) e Anna(justannie), che sembrano sorelle, poi Deli la rossa(melusinach) e suo figlio in maniche corte, il marito di Nic e quello di Gardenia, Giovanna(Notimetolose), vulcanica e le amiche di Col, Alberto(cigale), elegante e pacato come la sua compagna, poi ancora Nino(Bad, ora non più ex) e Skipper, il capitano, e quasi in trance commetto la prima gaffe. Dimentico di baciare Morena(dolittle) e lei, e non solo lei, me lo fa notare. Corro a rimediare e incontro da vicino quello sguardo, duro e dolcissimo, distante e complice, riservato e curioso.
Mi siedo a tavola anch’io e mi sento coccolato, e un po’ privilegiato.

Un decalogo

guardalo bene di nuovo
quest’unico inverno che brucia
e simula un bacio
sul vetro gelato
incrociando le dita
alla strada
appannalo bene di canti
marini
dal fondo intonati
tracciati di sale e riflessi d’argento
riscrivi per sempre la stessa canzone
con occhi umidi e nuovi
ripassa il profilo scheggiato
del sole sull’acqua 
di mare e ricordi
consegna le armi alla vita
che corre distratta
dovunque ci sia da lottare
disegna con dita leggere
e con cura
la brezza notturna
e la gioia nascosta del fare
riunisci in convivio sotto un unico cielo
i pensieri cattivi
e le buone intenzioni
imparala ancora la vecchia lezione
questo è ciò che sei
da domani
guardalo in faccia
quest’ultimo inverno del cuore
mai potrà esser più freddo
di adesso