Presente

deve accadere che le parole viaggino
sole nelle vene
della coscienza intorpidita
che arrivino alle dita incerte del tempo
passato in ascolto


deve accadere che l’acqua del cuore
fredda di poche cure
venga a scaldarsi alle mani
che parlino loro e le ascolti il cammino
futuro alla soglia


deve accadere adesso che il fuoco
delle parole nuove
forgi una pagina intatta
che si disegni visibile una strada
presente negli occhi


 


…capita che parlando di come le parole non arrivano, le parole si sentano tirate in ballo e spingano contro l’involucro che le tratteneva, involucro assai debole per la verità, solo un sottile strato di indolenza translucida attraverso cui si intravedono ombre, ma non si distinguono sagome nette…













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Adesso forse



immagini andate ritornano in luce
di labbra serrate e nascoste
un volto scavato che risorge
dallo splendore degli occhi tristi

se solo l’avessi sfiorato
quando quel gesto era nuovo e più vero
quando ancora il respiro era moto
di un cuore acceso al suo sguardo

sarebbe felice la faccia che vedo
riflessa allo specchio ogni giorno
ed il velo dagli occhi ogni giorno cadrebbe
dietro la schiena di un suo desiderio

ed il freddo alle mani costante
irregolarmente parola di un sogno



















…Ciao…


Io e mio padre, forse è il ’68 o il ’69, la pineta intorno al Teatro Greco di Siracusa, una di quelle dove all’epoca si andava spesso, con tutti gli zii e i cugini, per passare una domenica serena e tranquilla in “comitiva” (come si diceva una volta)…
Così, per dare a modo mio un’interpretazione diversa del 2 novembre… Un piccolo saluto informale a una persona, a un periodo, a un’epoca, a una visione delle cose, a una serie di sensazioni e moti del cuore, che, per forza o per caso, per un motivo o per un altro, non ci sono più…