Cuore sommerso (3)

In un modo o nell’altro ho imparato a nuotare… Ma ancora permangono incertezze e fatiche inutili. Dopo poche bracciate già le gambe non spingono più e per fare pochi metri l’impiego di energie raddoppia…
Dove sono nato delle basse colline s’alzano subito alle spalle della baia e dietro la schiena di chi vive davanti al mare… Per questo perdo spesso l’orientamento in luoghi piani e aperti all’infinito… E come un killer in un saloon che predilige stare con le spalle al muro per avere il controllo visivo della sala, così mi porto addosso l’abitudine allo sguardo sì aperto davanti a me, ma con le spalle coperte da pareti-colline-abbracci…
Nuotare nella vita di ogni giorno mi procura la stessa fatica della mancanza di allenamento, di scopi precisi, di stimoli… Ciò che mi spingeva al mare da piccolo, tutto il resto oltre al mare in sè, è svanito lentamente, il contorno di giochi e avventura e scoperta si è affievolito… Adesso rimane solo il mare, solo la vita, non più da osservare, da studiare, da imparare… Rimane da scendere in spiaggia per il solo gusto di farlo, da rituffarsi nella vita solo per ricominciare a viverla, nuotarci dentro per sentire i muscoli tendersi, l’acqua scorrere sulla pelle, l’appagamento di una fatica vivificante far vibrare l’anima… Rimane il mare…

acqua pulita o torbida
nelle vene salata e dolce
boccheggiando sorrisi
e rigurgiti d’anima salmastra

occhi-coltelli che fendono
il reale e il consueto vissuto
salvo trovare che sottili corazze
occultano più che cinte murarie

giocare a esser vivi e seduti
sulla sponda di un cuore sommerso
finisce all’orizzonte col tramonto
dei sogni mai rincorsi

riemergere all’alba di un gioco nuovo
sarà da quel punto la vera avventura

Piccoli vuoti

piccoli vuoti intorno
al passo leggero e dolce
di una notte rinfrescata

come la stanza oggi
per i miei sguardi persi
per mancanza di appigli


te l’avevo detto allora
che li avresti colti presto
quei piccoli vuoti intorno

a te che mi guardi attento
da quello specchio molle
che chiami introspezione


superando quasi indenne
ogni salto oltre quel vuoto
nella scia del vuoto accanto

te l’avevo detto allora
e credetti di sbagliarmi
ma la notte è rinfrescata


il suo passo è dolce e lieve
come non saranno mai
le tue notti intorno ai vuoti

quelle piccole pozze-specchi
dove il riflesso di sè
dura fino al primo sole

























Sentieri di mare


la sua riva è larga e tonda
non ci sono scogli o secche
a interrompere le onde
a voler infrangere quel fluido
incommensurabile e racchiuso

dentro pochi cerchi d’ombra
l’anima gronda sequenze dorate
riflessi di spirito accorto
che scorre in superficie
tra le spume e i riccioli di sale

pesci volanti le idee nel vento
saltano e sbattono sulla marea
di vane e precoci parole
troppo presto per amore
troppo tardi per timore

mare invisibile d’autunno
guida cieca di un liquido sogno
acqua che corre e ritorna
all’aria pulita di un gioco
dalle regole non inquinate

andare sperare e tornare
alla riva più larga e più tonda
della vita sognata tra i flutti

ma le secche riaffiorano a volte
gli scogli non fingono assenza
la vita tortuosa è la rotta


































Stile libero

sguardi vivi di sogni e ricordi
che galleggiano dolci e ignari
della fatica degli arti sommersi
che senza guida spingono incerti

mantenersi a galla è dolore
e cauta libertà di affondare
con il petto gonfio di parole
inconsistenti e necessarie

energie insufficienti a nuotare
e a contemplare dalla battigia
la meta irraggiungibile
oltre l’orizzonte sfumato

paura o coscienza di un limite
indesiderato lacerante fastidio
voglia di andare e restare
ritornando ad istanze insolute

nell’attesa un breve bagno
nell’acqua bassa dei rimpianti
con la risacca risposta e riflesso
del mio primo tuffo nella vita