L’invenzione

C’era sempre stata una sottile linea rossa tra i due lembi di carne che si ostinava a chiamare labbra. Non aveva smesso di contrarre la bocca da quando era nata, ma non ci riusciva del tutto. Per ridere si limitava a sollevare gli zigomi strizzando gli occhi. Non aveva le rughe ai lati degli occhi perchè non rideva mai.
Il giorno che la vidi cambiare volto fu uno shock. Il cagnolino nero era spuntato all’improvviso da dietro uno scatolone vuoto, buttato a caso di fianco a un cassonetto.
Passeggiavamo freddolosamente sul cavalcavia, di ritorno da un pic-nic nel parco-carrozze della stazione ferroviaria, finito male per la pioggia, tra binari morti e vagoni in attesa di rianimazione.
Scendendo dalla parte opposta mi aveva parlato di figli, di desideri e di calore umano.
Avevamo scelto quel posto perchè, diceva, era il più sub-urbano della città, una zona franca dove la voglia di libertà e i percorsi obbligati si mescolano. Una soglia, trasandata e rugginosa, tra la frenesia cittadina e il desiderio di altrove. Un vuoto urbano pieno del transito di innumerevoli vite in viaggio.
I panini non erano mai stati importanti, ma li aveva preparati con cura, come se volesse fare bella figura, sapendo che non ce n’era bisogno.
Volevo solo starla a sentire mentre mi parlava della nuova vita che stava per iniziare, altrove, delle valigie fatte e disfatte, del freddo che era diventato insopportabile e di quelle labbra serrate all’infinito.
Aveva appena iniziato a piovere, l’odore della pioggia sul quel miscuglio di erba, polvere e ruggine si era fatto pungente e quasi piacevole.
Scendendo dal cavalcavia mi aveva parlato di desideri, di figli, di calore umano, ma tremava di freddo.
Il cucciolo si era quasi fatto schiacciare pur di attirare l’attenzione e fu lì che accadde.
– E quello? Da dove l’hai tirato fuori?- le chiesi indicando il sorprendente sorriso che si era aperto sul suo volto improvvisamente rilassato.
E lei, asciugandosi con calma una lacrima, rispose:
– Me lo sono inventato -.

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14 pensieri su “L’invenzione

  1. non raccapezzo più nulla è inutile continuare a scrivere,non sarò mai nessuno,sono stanco!!!Ashura l’ho addormentato!

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