Il quartiere

C’era un torrente prima che lo coprissero con una strada asfaltata. La strada prima era sterrata e costeggiava il corso d’acqua dove da piccoli si andava a rompere i coglioni ai girini e ai granchi pelosi d’acqua dolce. Dall’altro lato poche case vecchie con accanto i pollai e una stalla e un mulo legato fuori che ci intimoriva.
Per andare dalla nonna bisognava arrivare fino quasi alla centrale elettrica e tornare indietro, dalla curva a gomito su verso la scuola elementare e riprendere a salire attraverso la breccia nel muro di cinta del giardino della scuola, dove una salita ripida aveva da poco affiancato una tortuosa scalinata.
La vecchia Ford Cortina, bianca con gli interni in similpelle verde, ogni volta faceva il pelo ai muri a secco e tutto era come fermo in una piega del tempo.
Fino a quando cominciarono a costruire un nuovo pezzo del quartiere.
Nuove strade, una piazzetta, nuove case: per noi un nuovo immenso parco giochi fatto di edifici in costruzione dove organizzare spedizioni esplorative, avanzi di carpenteria per costruire armi o carrettini di legno, scavi di fondamenta da usare come trincee, chiodi da appoggiare sui binari in attesa che il treno li trasformasse in coltellini, cerbottane ricavate dalle cime delle canne che crescevano spontanee lungo la ferrovia, i proiettili erano i noccioli di “millicuccu” che si rubavano da un albero sporgente da un recinto.
Il quartiere crebbe e anche noi, la scuola media si popolava insieme alle case nuove, alcune progettate da mio padre, fu eretto un ufficio postale di quelli con il rivestimento a scanalature che se li guardi in pianta sono dei francobolli.
Il torrente fu coperto e la strada raddoppiò di larghezza, ma la grande Cortina già da molto aveva lasciato il posto a una più piccola Fiat 128, che adesso aveva anche troppo spazio.
Tutto sembrava più bello, più ben messo, più nuovo e forse lo era davvero.
L’unico vero rimpianto quell’enorme noce americano alto quasi quindici metri che inspiegabilmente dominava su aranci, limoni e piccoli ulivi, una presenza inconsueta attorno a cui ruotava tutto il quartiere e che il quartiere avrebbe sacrificato, non senza ripensamenti.









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