Revisioni e… Interpretazioni

E’ un po’ che non sogno. Non mi ricordo più un sogno. Non faccio più (credo) sogni ricorrenti. Mi sembra di essermi spento. Mi si è ingolfato il cervello e non gira più la chiave nell’avviamento. Pare che la batteria sia ossidata e le candele non diano più scintille…
Come sarà la vita senza sogni, senza il ricordo dei sogni, quello che fa scattare la scintilla che riavvia il motore?
Me ne ricordo uno ricorrente nella mia adolescenza, ma lo ricordo con le parole di adesso, come se avessi revisionato un vecchio motore sostituendo alcuni pezzi inutilizzabili con altri di oggi. Il risultato è che non sempre tutto fila "liscio come l’olio"…

scalzo la strada è fredda
non c’é riparo alcuno
che celi il mio timore
tremo alla vista labile
di sagome mutevoli
riflessi indifferenti

nudo la pelle è fredda
nessuna cosa a posto
che celi il mio pudore
seggo e nessuno vede
fra sagome notevoli
sguardi indifferenti

A quanto ho capito sembra che sia un tipo di sogno ricorrente e abbastanza diffuso, con mille varianti, tra gli adolescenti (specie i maschietti). Pare che abbia a che fare con la presa di coscienza (o no) della propria sessualità, con il rapporto ( tutto da costruire) con le pulsioni e le ritrosie tipiche del passaggio dalla pubertà all’adolescenza. In generale credo simboleggi l’inizio dell’apertura (voluta o no) dell’individuo al mondo esterno, in cui si ritrova senza strumenti di interpretazione, di relazione e difesa (gli abiti), forse senza più dubbi sulla propria sessualità ( l’assenza delle mutande), ma anche, proprio per questo, con punti di riferimento inadeguati allo scopo (la canottiera troppo corta). La presenza o meno della madre penso si possa relazionare ai tempi di questa presa di coscienza o comunque al modo in cui questa avviene, se in maniera graduale e "accompagnata", oppure in modo conflittuale, indipendente e "senza appoggi" (negati o rifiutati).
La cosa curiosa è l’assoluta indifferenza degli eventuali personaggi che si incontrano nel sogno, la normalità degli atteggiamenti delle persone che si muovono intorno, segno, probabilmente, che il problema riguarda solo ed esclusivamente il protagonista, o forse un simbolo della sua incapacità di interazione.
Per quanto riguarda i luoghi, mi ricordo in particolare la discesa di via Zara, all’inizio del paese, dall’unico semaforo verso il lungomare, forse perchè in quel perido ci abitava una mia amica…

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