L’abajour sul comodino

cosa c’è di più vero
di uno sguardo senza voce
se le sue parole svaniscono
come la neve d’inverno
tra i rami gelati dei pioppi
in una giornata assolata
come il suono delle sue labbra
quando le chiedo perchè
come la luce dei suoi occhi
quando con un gesto tremante
cerco l’interruttore sul letto
e mi volto verso i miei sogni…


Cosa c’è di più vero di un sogno quando la realtà che ci circonda cela i suoi contorni noti per lasciare il posto alla confusione di una esistenza incerta, tra segnali ambigui e ripensamenti, traiettorie apparentemente controllate e scarti improvvisi, dove si perde il senso del proprio stare al mondo?
Cosa c’è di più reale dei sogni, tutti i sogni, diurni e notturni, che altro non fanno che raccontare noi a noi stessi nel modo più intimamente sincero?
Cosa c’è di più realisticamente utile a capire di quale sostanza siamo composti, e perciò comprendere il nostro ruolo nella vita, che stare ad ascoltare quel racconto?















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