Giugno

su per quel muro
di sole
si arrampicano
piccoli come formiche
sogni
 in fila indiana

ogni sogno porta
con sé una provvista
per l’inverno
che arriverà comunque

un alito di nuovo
si riesce
a vedere bene
una volta raggiunta
la cima

le formiche però
tornano
a rifornirsi di vita

Interno giorno

non parla più
la notte
non torna più la noia buona
che allarga le braccia
e si assicura
a te
che tremi d’estate
e d’inverno
nascondi le labbra
secche di parole
e vento

volevi la pace
e non sai cosa farci
adesso che l’aria
rinfresca
di vita nuova

volevi il silenzio
e ce l’hai fatta
a tradirlo

Fiori d’aprile

chilometri a piccoli passi
scivolosi
e sbocciano le idee
dagli attriti incerti tra le suole
logore sul pavimento
sconnesso
e unto

sul collo e sulla testa una pioggia
obbligata di fastidi
e i nervi scoccati come frecce
alle parole ripetute

nascono pensieri storti
si incrociano con la strada e si dividono
come dolorosi petali si aprono
alla mente
quando l’aria si fa calda
e si usura la pazienza

non serve a ripulirsi pensare
ad altre vite
nuove
distrarre la coscienza
con l’abitudine

eppure basterebbe
così poco
una parola sola
per liberarsi
delle scorie al seguito
dai residui di lavorazione
dell’io
a volte anche solo
un semplice no

è primavera

Carezza

a scorrere fredda
una mano
sul vetro dell’inverno
non senti che il gesto
il muscolo
del braccio contratto
e rilasciato poi alla spalla
disegnare con le dita
appena sensibili
orizzonti
in linea d’aria e circoli viziosi
eppure quel gelo
è misura
di ogni calore
umano quel palmo
che misura
i mondi di là dal mio
respiro

Acqua

un oceano negli occhi
nascosto
alle palpebre umide
che rifrange un’idea
di civiltà

un’alluvione
nel cuore che lava
le scorie di vite spossate
e sole

un fiume di parole
banale ingorgo di rimorsi
che annaspa in un letto
proibito

una sorgente
che vive
senza sforzo d’idea

una lacrima che spera

Via

inutile aggiungere stelle
al cielo nero di sempre
la luce degli occhi
evade
libera illumina
il tempo del cammino
del perdono

di fronte e sulle mani
una via da sempre
divisa in due
o da soli

fammi strada

Mesi

di mese in mese
si addossano
i muri di voci alle bocche
chiuse
puntellate di giorni uguali
mentre la sera scende sugli occhi
si vedono i contorni di soli
in controluce
se li metto in fila
non vanno oltre la fuga
della mattonella
meno di questo basta
alle parole
per stenderci sopra le vite
rivolte al soffitto
e contare fino alla fine
mese più
mese meno